COMUNICATO

Rioccupiamo.

Ci riprendiamo ancora una volta i locali di via delle resede, 5, a Centocelle. Lo facemmo una prima volta, nel 1994, come comitato di quartiere, e lo rifacciamo adesso, come spazio sociale 100celleaperte, con 20 anni di lotte alle spalle, e con la consapevolezza che più di qualcosa è cambiato.

All’epoca, a due anni dall’occupazione dei locali mensa della scuola lasciati in uno stato di abbandono, i compagni chiesero l’assegnazione e parteciparono alla costruzione di una delibera di iniziativa popolare dal basso – la famigerata delibera 26, oggi carta morta – per il riconoscimento dell’utilità e del ruolo svolto negli anni dai centri sociali. Si era pensato a uno strumento che sentenziasse la fine degli sgomberi; un’occasione da non perdere. Entrammo invece così nella spirale soffocante nella quale ci siamo trovati e in cui molti spazi si trovano tuttora.

Nella prima metà degli anni novanta prevalsero altri argomenti e ragionamenti, frutto di un preciso momento storico: tutelare gli occupanti e lottare con più serenità, aprire uno spazio alla comunità e lavorare per e con essa. Risparmiare le forze e il tempo dedicati alla difesa di uno spazio da sgomberi e attacchi per dedicarli invece alle lotte di ogni giorno.

Ma il potere è sempre il potere. E non ha che una faccia. E il cappio si è a oggi definitivamente stretto attorno al collo delle strutture autogestite che da anni muovono cultura, politica, socialità, accessibilità e che oggi il comune richiede indietro, e dalle quali pretende soldi e strutture.

Un potere che reitera se stesso e persevera nell’ingabbiare le voci fuori dal coro e nel soffocare ogni dissidenza. Un potere che continua incessantemente, sotto l’alibi dell’eterno debito, a privatizzare, sgomberare, sfrattare, gentrificare, seguendo logiche di profitto e di censura, obbedendo a logiche di austerità che uccidono comunità, isolano e dividono, militarizzano i quartieri e le strade, chiudono le frontiere e impongono il mito della sicurezza e della lotta al degrado.

E oggi si ripresenta eliminando ogni controparte politica, presentando una delegazione di tecnici che freddamente eseguono ordini senza batter ciglio, minimamente coinvolti nelle bagarre elettorali, manovrati da burattini invisibili che decidono le sorti di questa città e di questo paese.

Per questo, seppure in stato di assegnazione, lo spazio sociale 100celleaperte  - l’ex. C.d.Q. ha infatti ormai cambiato pelle, è diventato spazio sociale e si è dotato di un’assemblea aperta e autogestita - ha, da allora, interrotto ogni forma di contrattazione istituzionale con il potere, rifiutando qualunque compromesso e qualunque finanziamento o rappresentatività partitica. In totale autogesione, in perfetta autonomia economica e politica, lo spazio ha avviato una serie di progettualità che sono diventate concretezza e punti di riferimento per il territorio: dal gruppo di acquisto solidale, alla cucina popolare vegan, alla sala prove, al corso di italiano per stranieri, alla ciclofficina popolare, al teatro e alla musica…

In un'unica visione anticapitalista, antifascista e antispecista, lo spazio sociale ha negli anni mosso attività sociali interne, azioni territoriali, lotte cittadine, questioni globali.

E’ per questo che oggi siamo ancora qui. Per questo rientriamo e restituiamo di nuovo lo spazio sociale al suo territorio.  E lo continuiamo a fare ripartendo da un’analisi degli errori fatti, respingendo ancora oggi ogni compromesso e ogni tentativo d’inquadramento giuridico, ogni contaminazione partitica, certi che, come l’esperienza di questi anni ci ha dimostrato, non può esistere reale accordo con il potere, che strumentalizza, ingoia, mastica e digerisce ciò che gli fa più comodo.

Questo posto viene quindi liberato una seconda volta per ripartire dal discorso intrapreso venti anni fa, per ampliarlo, per integrarlo. E lo vogliamo fare ripartendo dal quartiere, per troppi anni dimenticato e che oggi invece è strumento nelle mani di speculatori, palazzinari e politicanti che stanno mettendo in atto una trasformazione radicale del tessuto popolare, aumentando gli affitti e praticando sfratti, moltiplicando le concessioni ai locali e sgomberando realtà sociali.

Apriamo le porte e ripartiamo dalla costruzione di modelli politici e relazionali altri, che sappiano unire le lotte, intersecare i saperi e i cammini, e attraversare uno spazio sociale che diventi strumento nelle mani di una comunità allargata.

Siamo parte di un movimento comune, che rispettiamo pur nella complessità delle sue differenze, e siamo e saremo al fianco delle lotte contro la 140, contro la svendita del bene comune e i tagli ai servizi, insieme ai compagni e alle compagne che vogliono riscrivere questa città.  

Roma non si vende!

 

I compagni e le compagne dello Spazio sociale 100celleaperte